Un filo invisibile ma potente ha unito Fabriano, Perugia e la Patagonia in un’intervista che ha intrecciato arte, natura, cultura e attualità globale. Protagonista il professor Fabio Marcelli, docente dell’Università degli Studi di Perugia, affiancato in collegamento internazionale dalla professoressa Liliana Di Masi, intervenuta dall’Argentina.
Un confronto vivace e articolato, capace di spaziare dalla quotidianità – con il racconto dei sei gatti di razza ragdoll del professore, tra cui il celebre “Desiderio” – fino a riflessioni profonde sul ruolo dell’arte nella società contemporanea.
Il cuore dell’intervista ha ruotato attorno al rapporto tra arte e mondo animale, una connessione che affonda le radici nelle civiltà più antiche. «Il gatto è uno degli animali più presenti nella storia dell’arte, sia come animale domestico che come simbolo», ha spiegato Marcelli, ricordando come la sua rappresentazione attraversi culture diverse, da quella egizia a quella orientale.
Non solo animali familiari: grande spazio è stato dedicato anche all’esotico. Nel Medioevo e nel primo Rinascimento, gli artisti si confrontavano con la difficoltà di rappresentare creature mai viste direttamente, affidandosi a manoscritti miniati e repertori iconografici. «Non esistevano fotografie o internet: la conoscenza passava attraverso il disegno e la copia», ha sottolineato il docente.
Un esempio emblematico è quello di Gentile da Fabriano, la cui celebre “Adorazione dei Magi” – oggi agli Uffizi – è un vero trionfo di animali esotici: cammelli, scimmie, felini, inseriti in una narrazione ricca e dettagliata. «L’esotico affascinava e diventava linguaggio artistico», ha aggiunto Marcelli.
L’intervista ha poi ampliato lo sguardo sul valore educativo della storia dell’arte. «Studiare l’arte è come studiare la matematica: è una disciplina che aiuta a pensare», ha affermato il professore, offrendo una chiave di lettura chiara e incisiva.
Secondo Marcelli, l’arte è una sintesi di saperi: mette in relazione musica, letteratura, religione, antropologia, moda e persino gestualità. Un sistema complesso che stimola il pensiero critico e favorisce una comprensione più profonda della realtà.
Tra i passaggi più attuali, il docente ha affrontato il tema del cambiamento climatico e delle sue conseguenze sugli ecosistemi. «Gli animali selvatici stanno vivendo difficoltà crescenti e tendono ad avvicinarsi sempre più alle città», ha spiegato, parlando di una vera e propria “urbanizzazione” della fauna.
Un fenomeno che impone nuove responsabilità: «Serve educazione, conoscenza e rispetto per costruire una convivenza possibile tra universo umano e animale».
Non poteva mancare un riferimento a San Francesco d’Assisi, figura simbolo del rapporto armonioso tra uomo e natura. Marcelli ha ricordato la celebre leggenda della lupa di Gubbio, interpretandola come una potente metafora di pace e integrazione.
«È una storia attualissima – ha spiegato – perché parla di dialogo, di pacificazione e di capacità di trasformare la paura in relazione». Un racconto che trova spazio nei Fioretti e che continua a rappresentare un modello culturale e spirituale.
Nel finale, l’attenzione si è spostata sui simboli cittadini, con un focus su Perugia e sui suoi emblemi: il leone e il grifo. Quest’ultimo, creatura mitologica metà aquila e metà leone, rappresenta l’identità etrusca della città.
«Il grifone è un simbolo ancestrale che ritroviamo in diverse culture, da quella egizia a quella etrusca», ha spiegato Marcelli, evidenziando come anche l’araldica urbana sia una forma di narrazione storica.
L’intervento della professoressa Liliana Di Masi ha arricchito ulteriormente il confronto, portando uno sguardo internazionale e sottolineando il fascino del racconto artistico, capace di coinvolgere anche chi non si occupa direttamente della materia.
Tra differenze climatiche – con l’autunno argentino contrapposto alla primavera europea – e riflessioni culturali, l’intervista si è trasformata in un vero viaggio tra continenti e discipline.
Un dialogo che conferma come l’arte non sia solo memoria del passato, ma uno strumento vivo per interpretare il presente e costruire una nuova consapevolezza, capace di tenere insieme bellezza, conoscenza e rispetto per il mondo che ci circonda.
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