Cultura e Società

Bologna, l’appello delle feste: “A n’z vói lassê sòul un vécc!” – Non lasciamo soli gli anziani

Bologna si prepara alle festività con luci, eventi e tavole imbandite, ma sotto la superficie dell’allegria c’è una realtà silenziosa che chiede attenzione: quella degli anziani soli. È un grido che si leva dalle case silenziose dei quartieri storici, dai condomini dove la porta resta chiusa per giorni, dalle panchine dove i volti noti non si vedono più. Il messaggio è chiaro: “A n’z vói lassê sòul un vécc!”, ovvero “Non si deve lasciare solo un anziano”, una frase della saggezza popolare bolognese che diventa oggi un richiamo etico e civile.

A Bologna gli anziani rappresentano una quota significativa della popolazione. Molti vivono da soli, per scelta o per necessità, e durante le feste natalizie o estive – quando i servizi rallentano e le famiglie partono – la solitudine si fa ancora più pesante. Non si tratta solo di compagnia, ma di garantire presenza, ascolto, piccoli aiuti quotidiani che fanno la differenza.

La tradizione emiliana è sempre stata improntata alla solidarietà intergenerazionale. Non è raro sentire ancora oggi nei mercati o nelle osterie un vecchio detto: “Al vécc l’è cmé ‘l vin bòn, ma s’l’è druvê insgió”, che significa “L’anziano è come il buon vino, ma va custodito e apprezzato nel tempo giusto”. E quel tempo è oggi.

Molte associazioni di volontariato bolognesi – dalle realtà parrocchiali alle cooperative sociali – stanno rafforzando in questi giorni le loro campagne per stare accanto agli anziani soli. Dalle telefonate quotidiane alle visite a domicilio, dai pranzi comunitari alle attività nei centri sociali, ogni gesto diventa un ponte contro l’isolamento. Ma non basta. Serve un impegno collettivo che vada oltre la carità e diventi cultura diffusa.

Non è un caso che proprio Bologna, città universitaria e multigenerazionale, sia anche un laboratorio di esperienze innovative. Alcuni condomìni solidali, ad esempio, prevedono la figura del “vicino referente”, un residente che si prende cura in modo discreto degli anziani del palazzo, segnalando eventuali problemi o semplicemente facendo visita ogni tanto. Un esempio che potrebbe essere esteso a tutta la città.

Durante le feste, quando tutto si ferma, chi è solo rischia di sentirsi dimenticato. Il suono delle campane, i cori, i brindisi nelle piazze possono diventare un doloroso contrappunto per chi aspetta invano una visita o una telefonata. Anche un semplice saluto, un invito a pranzo, una passeggiata in compagnia possono rompere quel silenzio.

“Al mîr a l’è bon ma la compagnìa l’è mèi”, recita un altro proverbio: “Il vino è buono ma la compagnia è meglio”. Un invito a tutti i bolognesi, giovani e meno giovani, a guardarsi attorno, a riscoprire il valore della presenza. Perché nessuno, in una città che si dice accogliente e solidale, dovrebbe rimanere solo durante le feste.

In fondo, prendersi cura degli anziani è anche un modo per prendersi cura del nostro futuro.

Redazione

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