Và a bòta cun chi! L’è festé! a Bologna

La storia del Carnevale bolognese è un viaggio che racconta l’evoluzione della città stessa, dalle sue origini medievali fino alla sua riscoperta moderna. Il Carnevale di Bologna ha sempre avuto un carattere popolare e inclusivo, dove le tradizioni si mescolano con le novità, creando una festa che unisce generazioni diverse, e che rimane, ancora oggi, un’importante occasione di svago e di celebrazione della cultura bolognese.

Il Carnevale a Bologna ha radici antiche, che risalgono a tradizioni medievali e che si sono evolute nel corso dei secoli, adattandosi ai cambiamenti sociali e culturali della città. Sebbene oggi la città non sia famosa come altre per le sue celebrazioni carnevalesche, la sua storia legata al Carnevale è ricca di eventi, usanze e significati che raccontano non solo della festa, ma anche del carattere e della storia di Bologna.

Le origini medievali

Il Carnevale bolognese ha le sue origini nel Medioevo, quando le celebrazioni per l’arrivo della Quaresima e il periodo di penitenza che seguiva erano caratterizzate da feste popolari, balli, banchetti e maschere. In quel periodo, infatti, il Carnevale rappresentava un’ultima occasione di abbondanza e spensieratezza prima dei digiuni e delle restrizioni imposte dalla religione durante la Quaresima.

Nel Basso Medioevo, Bologna, come molte altre città italiane, cominciò a celebrare il Carnevale con sfilate e feste pubbliche. Durante questi giorni di allegria, le classi sociali si mescolavano, e tutti, senza distinzione, indossavano maschere per nascondere la propria identità e partecipare senza barriere sociali. Si racconta che durante questi eventi la città fosse animata da banchetti, giochi, e spettacoli teatrali, molti dei quali si svolgevano nelle piazze principali come Piazza Maggiore e Piazza del Nettuno.

Modo di dire bolognese: “Và a bòta cun chi! L’è festé!” (Vai a divertirti con quelli! È festa!) – detto per invitare qualcuno a partecipare alla festa, con una sensazione di gioia e abbondanza.

La tradizione popolare e la “Giornata della Pizia”

Durante il Rinascimento, il Carnevale bolognese si arricchì di nuove tradizioni e forme di festeggiamento. Un esempio emblematico è la “Giornata della Pizia”, che si celebrava durante il periodo carnevalesco. Questa giornata era un momento in cui la città si riuniva per festeggiare, in particolare, la figura della Pizia, una sacerdotessa della divinazione dell’antica Grecia, che veniva rievocata durante il Carnevale per il suo potere di predire il futuro. A Bologna, la figura della Pizia era rappresentata in maniera simbolica, ed era associata a riti, danze e banchetti che si svolgevano per le strade.

Modo di dire bolognese: “A so’ ‘na Pìza! Vò fà la predission?” (Sono una Pizia! Vuoi fare una previsione?) – detto scherzosamente, in riferimento alla divinazione o alla capacità di prevedere il futuro in modo ironico.

Il Carnevale nel XIX secolo: l’influenza della borghesia

Nel XIX secolo, con l’emergere della borghesia, il Carnevale bolognese cominciò a cambiare. Le celebrazioni popolari iniziarono a mescolarsi con quelle più eleganti e raffinate, tipiche delle classi più agiate. In questo periodo, la tradizione delle sfilate in maschera e dei balli in maschera divenne popolare tra la nobiltà e la borghesia, che vedeva nel Carnevale l’occasione per socializzare e divertirsi in un’atmosfera di allegria.

Le maschere più popolari di questo periodo erano legate alla commedia dell’arte, e in particolare i personaggi come Arlecchino, Pulcinella e Colombina iniziarono a prendere piede anche a Bologna. Le feste si svolgevano nei teatri e nelle case nobiliari, dove venivano organizzati balli mascherati, durante i quali le classi più alte si mescolavano in un’atmosfera di gioco e di trasgressione.

Modo di dire bolognese: “Al gh’era ‘na gran baléra!” (C’era una grande festa!) – usato per descrivere eventi grandiosi, come i balli in maschera di un tempo.

Il Carnevale nel Novecento: declino e riscoperta

Nel Novecento, con i cambiamenti storici, sociali e le guerre mondiali, il Carnevale di Bologna subì un forte declino. Le celebrazioni pubbliche diventarono meno frequenti e il Carnevale non fu più un evento di grande rilevanza. Tuttavia, alla fine del secolo, con il risorgere dell’interesse per le tradizioni popolari, il Carnevale bolognese ha cominciato a essere riscoperto. Negli ultimi decenni, la città ha dato nuovo impulso a eventi e manifestazioni legati alla festa, come sfilate, concerti e spettacoli teatrali, pur mantenendo un’atmosfera più intima e familiare rispetto ad altri Carnevali italiani.

Oggi, il Carnevale bolognese è caratterizzato da eventi che coinvolgono tutta la città, dalle parate con maschere e costumi, fino alle feste nei teatri e nelle piazze. La tradizione di allegra trasgressione si è mescolata con l’aspetto culturale e artistico che Bologna da sempre conserva, rendendo il Carnevale un’occasione per riscoprire l’identità culturale della città.

Modo di dire bolognese: “Dòni via i stréga! L’è tornà al Carnevàl!” (Dammi via le streghe! È tornato il Carnevale!) – detto per esprimere l’entusiasmo del ritorno di una festa attesa e amata.

Carnevale oggi: tra modernità e tradizione

Oggi, il Carnevale bolognese si presenta come una fusione tra il Carnevale tradizionale e le influenze moderne. Le sfilate di carri allegorici, le feste in maschera, e le attività per bambini sono ancora molto popolari, ma si sono aggiunte anche nuove iniziative culturali, come mostre, eventi di musica e spettacoli teatrali ispirati al Carnevale. Gli elementi tradizionali, come le frittelle bolognesi e le maschere popolari, continuano a far parte della festa, mentre la città si anima di nuove interpretazioni artistiche che arricchiscono la tradizione.

Modo di dire bolognese: “La tradission al va in di scòpe!” (La tradizione va in scena!) – detto per esprimere l’idea che le tradizioni locali siano sempre vive e parte della vita quotidiana.