Matteo Giorgi, il Digital Marketing Specialist bolognese che porta l’AI nelle strategie delle imprese: «Bologna è pronta per la rivoluzione digitale»
Tra i portici e i colli bolognesi cresce una scena di professionisti digitali sempre più vivace. Uno dei nomi più consolidati è quello di Matteo Giorgi, Digital Marketing Specialist con anni di esperienza sul campo tra SEO, advertising e analisi dei dati. Lo abbiamo incontrato per capire come sta cambiando il digital marketing, cosa significa lavorare in questo settore da Bologna, e perché la città felsinea potrebbe diventare uno dei poli italiani di riferimento per il digitale.
Matteo, presentati ai lettori. Chi è Matteo Giorgi e come sei arrivato a fare il Digital Marketing Specialist a Bologna?
Sono un professionista del digital marketing con una specializzazione che abbraccia tre aree strettamente interconnesse: la SEO ovvero l’ottimizzazione per i motori di ricerca, la gestione delle campagne pubblicitarie su Google e Meta, e l’analisi dei dati. Lavoro con aziende ed agenzie di varie dimensioni per trasformare la loro presenza digitale in uno strumento concreto di crescita.
Bologna è stata la mia scelta consapevole, non una casualità. È una città con un tessuto economico denso e variegato – PMI, realtà del commercio, aziende di servizi, un polo universitario tra i più importanti d’Italia – e questo la rende un contesto estremamente stimolante per chi lavora nel digitale. La domanda di competenze digitali avanzate è alta, ma spesso non ancora pienamente soddisfatta. C’è molto spazio per fare lavoro di qualità.
Come descriveresti il livello di maturità digitale delle imprese bolognesi oggi?
È un quadro eterogeneo, come è tipico del tessuto produttivo italiano in generale. Da un lato ci sono aziende – spesso quelle più giovani o quelle guidate da imprenditori con una visione internazionale – che hanno già compreso che il digitale non è un costo accessorio ma un investimento strategico. Queste realtà lavorano con professionisti specializzati, misurano i risultati, iterano le strategie.
Dall’altro lato c’è ancora una fascia importante di imprese bolognesi che trattano il digital marketing come una voce di spesa da minimizzare: un sito fatto una volta ogni cinque anni, qualche campagna pubblicitaria lanciata senza una strategia precisa, nessuna analisi sistematica dei dati. E poi si chiedono perché il digitale non porta risultati.
La buona notizia è che la consapevolezza sta crescendo, e sta crescendo in fretta. La pandemia ha accelerato la digitalizzazione di molte realtà che prima rimandavano. E oggi l’arrivo dell’intelligenza artificiale sta creando una nuova ondata di interesse – non sempre ancora trasformato in azione, ma l’attenzione c’è.
Parli spesso di AI nel tuo lavoro. Come sta cambiando concretamente il digital marketing per le imprese del territorio?
L’AI non è più un tema da convegno tecnologico – è già dentro gli strumenti che usiamo ogni giorno. Google Ads e Meta Ads hanno algoritmi di ottimizzazione basati su machine learning che gestiscono autonomamente placement, offerte e targeting. Google sta integrando risposte generate dall’AI direttamente nella pagina dei risultati di ricerca. Gli strumenti di analisi dei dati stanno diventando sempre più capaci di interpretare i pattern e suggerire azioni.
Per le imprese bolognesi questo significa due cose. La prima: chi non si aggiorna rischia di trovarsi a gestire campagne e strategie con logiche superate, perdendo terreno rispetto a competitor che sfruttano meglio gli strumenti disponibili. La seconda, più positiva: l’AI sta abbassando alcune barriere d’ingresso, rendendo accessibili a realtà anche piccole livelli di sofisticazione che prima richiedevano budget molto più elevati.
Una PMI bolognese che lavora con un professionista aggiornato può oggi avere una strategia digitale con un livello di precisione e di ottimizzazione che cinque anni fa era appannaggio solo delle grandi aziende.
Bologna ha una tradizione universitaria fortissima – l’Alma Mater è la più antica università del mondo. Quanto conta questo per lo sviluppo di una scena digitale locale?
Conta moltissimo, ed è uno degli asset più sottovalutati della città quando si parla di ecosistema digitale.
L’università porta a Bologna un flusso costante di talenti, curiosità intellettuale e aggiornamento. Molti dei professionisti digitali più competenti che ho incontrato a Bologna hanno radici nell’ambiente accademico – non necessariamente come percorso diretto, ma come contesto che stimola l’abitudine all’apprendimento continuo, che nel digitale non è un optional ma una necessità strutturale.
C’è poi il legame sempre più stretto tra il mondo accademico e quello delle imprese: collaborazioni tra aziende e dipartimenti universitari, startup nate in contesti accademici, professionisti che mantengono un piede nel mondo della ricerca. Questo crea una porosità molto fertile tra teoria e pratica.
Bologna ha anche una storia di fiere e di commercio internazionale – BolognaFiere è uno dei poli fieristici più importanti d’Europa – che ha abituato il tessuto imprenditoriale locale a ragionare in termini di mercati e di visibilità su scale diverse da quella locale. Questo mindset si traduce bene nel digitale, dove i confini geografici sono molto più permeabili.
Cosa manca ancora a Bologna per diventare un vero hub del digitale a livello nazionale?
Onestamente, non manca moltissimo. Mancano forse alcune infrastrutture di connessione tra i professionisti digitali della città – spazi di networking, eventi di settore con continuità, community strutturate che facciano emergere i talenti locali e creino collaborazioni.
Milano resta il punto di riferimento nazionale per il digital marketing, ed è normale che sia così. Ma la distanza si è accorciata nel corso degli ultimi anni, anche grazie alla diffusione dello smart working e del lavoro da remoto che ha ridotto il vantaggio competitivo geografico della capitale economica italiana.
Quello che vedo sempre più spesso è la possibilità di lavorare con clienti nazionali e internazionali da Bologna, senza spostarsi. Questo cambia la prospettiva: non è più necessario andare a Milano per fare un certo tipo di lavoro digitale ad alto livello. Si può costruire un’eccellenza qui, con radici nel territorio bolognese e proiezione ben oltre i confini locali.
Un consiglio finale per le imprese e i professionisti bolognesi che vogliono prendere sul serio il digitale nel 2025.
Smettiamo di pensare al digital marketing come a qualcosa di separato dalla strategia di business. Il digitale non è la “cosa del sito” o “le sponsorizzate su Facebook” – è il modo in cui il vostro brand viene percepito, trovato e scelto da milioni di persone che non vi conoscono ancora.
Investire in competenze digitali solide – interne o esterne – non è una spesa, è un moltiplicatore. Ogni euro speso bene in SEO, in advertising ben strutturato, in analisi dei dati che porta a decisioni migliori, genera un ritorno misurabile e spesso significativo.
Bologna ha le risorse, i talenti e la cultura per essere protagonista della trasformazione digitale italiana. Sta solo alle imprese e ai professionisti del territorio scegliere di esserlo davvero – e iniziare adesso, non quando lo fanno tutti.
Matteo Giorgi è un Digital Marketing Specialist con base a Bologna, specializzato in SEO, campagne Google Ads e Meta Ads, e analisi dei dati con GA4 e Looker Studio. Lavora con aziende e professionisti del territorio bolognese e non solo, per costruire strategie di crescita digitale concrete e misurabili. Per informazioni e collaborazioni: https://matteogiorgi.com/
