I minori stranieri non accompagnati devono affrontare numerose sfide, sia di natura psicologica che sociale e pratica.
L’esigenza di un sostegno adeguato e strutturato diventa fondamentale, anche a beneficio di tutta la comunità che li accoglie.
Molto spesso questi giovani arrivano sul territorio privi di una rete familiare o di riferimento, devono confrontarsi con difficoltà legate all’integrazione, alla lingua e al superamento di esperienze traumatiche.
I progetti FAMI – Fondo Accoglienza Migrazione Integrazione – Faster 2.0 e Rethink – il primo in partenza a breve e il secondo avviato a inizio estate 2024 – sono risposte concrete a queste esigenze:
Entrambi i progetti sono promossi e guidati da ASP Città di Bologna su impulso del Comune di Bologna, con l’obiettivo di arricchire e potenziare le azioni di accoglienza dei MSNA realizzate nell’ambito del Sistema Accoglienza Integrazione Area Metropolitana (SAI), che ASP coordina su delega del Comune.
Il progetto Faster 2.0 è finanziato dal Fondo Accoglienza Migrazione Integrazione. Il finanziamento complessivo per 36 mesi di progetto è di 780.000 euro. È pensato per creare una rete di supporto ampia e diffusa in Emilia-Romagna, coinvolgendo non solo i servizi sociali e le istituzioni, ma anche le famiglie e i cittadini.
Il progetto, che vede capofila Asp Città di Bologna, coinvolge diversi partner regionali, tra cui Anci Emilia-Romagna, i Comuni di Reggio Emilia, Rimini e Piacenza, cooperative sociali e organizzazioni del terzo settore quali Cidas, Strade Blu, Asp Ferrara e Centro Immigrazione Asilo cooperazione internazionale di Parma e provincia.
Al progetto hanno inoltre aderito: Regione Emilia-Romagna, Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza dell’Emilia Romagna, Comune di Bologna, Associazione Famiglie Accoglienti, Associazione Tutori in rete, Unione Romagna Faentina, Asp Distretto di Fidenza, Comune di Ravenna, Comune di Modena.
Faster 2.0 prosegue e sviluppa il precedente progetto Faster, per potenziare la diffusione dell’affido per i minori stranieri non accompagnati ed integrare i tradizionali modelli di accoglienza con nuove forme di vicinanza solidale che coinvolgano attivamente la cittadinanza. L’idea è quella di creare un sistema più flessibile e capillare, dove ogni cittadino possa contribuire in base alle proprie possibilità e disponibilità al buon esito del percorso di inclusione sociale dei giovani stranieri giunti soli in Italia.
Questo tipo di vicinanza solidale è pensato per essere un supporto non solo pratico, ma anche emotivo e relazionale, offrendo ai ragazzi una rete di sicurezza che li accompagni nel processo di integrazione. Il progetto prevede di coinvolgere circa 100 minori e 200 cittadine e cittadini (singoli e singole, coppie sposate o conviventi, con o senza figli) attraverso una serie di attività di sensibilizzazione, info-formazione e accompagnamento.
Il progetto Rethink, che ha preso il via all’inizio dell’estate 2024, è concentrato sulla città di Bologna e l’area metropolitana. Finanziato anch’esso dal FAMI, Rethink si propone di rafforzare i servizi psico-sociali del territorio metropolitano, con un’attenzione particolare ai minori che presentano difficoltà psicologiche, sociali o che rischiano di rimanere esclusi dai percorsi di integrazione.
Oltre ad Asp Città di Bologna, capofila del progetto, e al Comune di Bologna, partner del progetto sono: Cidas Società Cooperativa, Ceis Arte Cooperativa Sociale Onlus, Consorzio l’Arcolaio. Il progetto, finanziato dal FAMI con 950.000 euro, avrà una durata di 36 mesi ed è il primo nella graduatoria nazionale, per questa linea di finanziamento.
Il progetto vede inoltre l’adesione del Dipartimento di Salute mentale-dipendenze patologiche dell’AUSL e del CPIA metropolitano di Bologna
L’obiettivo principale di Rethink è qualificare e migliorare ulteriormente l’accoglienza, in particolare dei MSNA, superando un approccio emergenziale e costruendo una rete di supporto continuativa. Questo approccio è fondamentale per affrontare le problematiche legate alla marginalità e al rischio di devianza, che possono emergere quando i giovani stranieri non trovano un ambiente in grado di sostenere le loro esigenze specifiche.
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