Iran, Rubio frena le ipotesi di guerra: Trump non ha ancora deciso un nuovo attacco

Gli Stati Uniti non hanno ancora deciso se riprendere le operazioni militari contro l’Iran. A chiarirlo è stato il Segretario di Stato americano Marco Rubio, secondo il quale il presidente Donald Trump non ha assunto alcuna decisione definitiva sull’eventualità di una nuova fase di guerra aperta con Teheran.

Washington, ha spiegato Rubio, mantiene aperta la strada della diplomazia e non esclude una soluzione negoziata per mettere fine al conflitto. Restano tuttavia molti interrogativi sui tempi e sulle modalità di un eventuale confronto diplomatico. Il capo della diplomazia statunitense ha infatti dichiarato di non sapere quando potrebbero svolgersi nuovi colloqui tra le parti, con il Qatar impegnato nel ruolo di mediatore.

Le dichiarazioni arrivano in una fase particolarmente delicata, mentre proseguono le tensioni militari e diplomatiche nella regione.

Teheran alza il livello dello scontro

Da parte iraniana, il segnale è decisamente più duro. La Guida Suprema Mojtaba Khamenei avrebbe ordinato ai vertici militari di aggiornare l’elenco degli obiettivi da colpire, disponendo una risposta immediata e senza limiti geografici nel caso di nuovi attacchi contro il Paese.

Una posizione che lascia intendere come un’eventuale ripresa delle ostilità potrebbe coinvolgere anche altri territori della regione, aumentando il rischio di un conflitto più ampio.

Allarme nello Stretto di Hormuz: Teheran segnala una petroliera in fiamme

A rendere ancora più delicata la situazione è la comunicazione della Marina iraniana relativa a una petroliera che sarebbe finita contro mine navali a est dello Stretto di Hormuz, prendendo fuoco.

Secondo quanto riferito dall’emittente statale IRIB, la nave avrebbe ignorato gli avvertimenti e attraversato una zona considerata proibita e pericolosa. Al momento, questa ricostruzione va attribuita alle autorità iraniane e non può essere considerata una dinamica indipendentemente accertata.

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei passaggi marittimi più importanti per il commercio mondiale di petrolio. Qualsiasi interruzione della navigazione avrebbe conseguenze rilevanti sui mercati energetici internazionali.

La crisi resta quindi sospesa tra due possibilità: una nuova iniziativa diplomatica, con il Qatar impegnato nella mediazione, oppure una ripresa delle operazioni militari che potrebbe trascinare nuovamente il Medio Oriente in una fase di guerra aperta.