Bologna, minacce nelle chat delle scuole: il sindaco Lepore rassicura le famiglie

sindaco Lepore e amabsciatore usa ph Comune Bologna

Messaggi violenti e minacce all’incolumità di ragazze e ragazzi hanno iniziato a circolare nelle chat delle scuole di Bologna, generando preoccupazione tra genitori e studenti. A intervenire è stato il sindaco Matteo Lepore, che ha invitato alla prudenza e ha riferito che, al momento, non emergono elementi concreti di pericolo.

Secondo quanto comunicato dal primo cittadino, episodi analoghi si sono verificati anche in altre città italiane. Si tratterebbe di messaggi diffusi attraverso catene social, capaci di alimentare paura e confusione tra le famiglie e all’interno delle comunità scolastiche.

«È una situazione che ha creato giustamente molta preoccupazione e che abbiamo seguito sin da questa mattina, segnalando da subito la cosa alle autorità competenti», ha spiegato Lepore, sottolineando che le forze dell’ordine stanno monitorando attentamente la situazione.

Il sindaco ha quindi precisato che, allo stato attuale, «non si rilevano reali elementi di pericolo». Una valutazione che invita a non alimentare allarmismi, pur mantenendo alta l’attenzione sulle segnalazioni e sull’evoluzione della vicenda.

Alle famiglie, Lepore ha consigliato di mantenere un contatto diretto con le scuole, che potranno fornire aggiornamenti e chiarimenti in caso di necessità. Un invito rivolto anche a evitare che messaggi non verificati continuino a diffondersi, amplificando il timore tra studenti e genitori.

Il primo cittadino ha inoltre richiamato l’importanza del dialogo con i più giovani, sottolineando quanto sia fondamentale, soprattutto in giornate caratterizzate da simili preoccupazioni, parlare con ragazze e ragazzi e confrontarsi con loro.

«Come sempre il Comune c’è e ci sarà», ha concluso Lepore, ringraziando i cittadini per la collaborazione.

La situazione resta dunque sotto l’attenzione delle autorità. Per le famiglie, l’indicazione è fare riferimento alle comunicazioni ufficiali degli istituti scolastici e delle forze dell’ordine, evitando di rilanciare contenuti allarmistici non verificati.