L’Unesco premia i teatri condominiali italiani: il Teatro Mariani di Sant’Agata Feltria entra nel Patrimonio mondiale
Il riconoscimento internazionale valorizza un patrimonio diffuso tra Emilia-Romagna, Marche e Umbria. Inserito nella lista Unesco il sistema dei teatri storici nati tra XVIII e XIX secolo grazie alle comunità locali
Un patrimonio fatto di legno, velluti, sipari dipinti e soprattutto di comunità. Il sistema dei teatri condominiali all’italiana dell’Italia centrale entra nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco. La decisione è stata assunta durante la 48esima sessione del Comitato del Patrimonio mondiale in corso a Busan, nella Repubblica di Corea, al termine di un percorso iniziato nel 2021 e guidato dalla Regione Marche come capofila.
Tra i teatri riconosciuti figura anche il Teatro Mariani di Sant’Agata Feltria, in provincia di Rimini, uno dei simboli più rappresentativi di questa straordinaria esperienza culturale. Il sito Unesco è di tipo seriale: non riguarda cioè un singolo edificio, ma un insieme di dieci teatri storici distribuiti tra Marche (otto), Emilia-Romagna (uno) e Umbria (uno), accomunati da una storia comune e da un modello architettonico e sociale unico.
Il Teatro Mariani rappresenta un esempio emblematico di questo patrimonio. Considerato il più antico teatro in legno d’Italia, ha attraversato oltre tre secoli mantenendo intatta la propria identità. La sua fama è legata anche alla visita di Vittorio Gassman, che proprio qui interpretò la Divina Commedia per la Rai, rimanendo profondamente colpito dall’atmosfera e dalla bellezza del luogo.
La candidatura nasce dalla particolarità di questi teatri, sorti tra il Settecento e l’Ottocento grazie alle cosiddette società condominiali: forme di collaborazione tra amministrazioni pubbliche e famiglie private che permisero la costruzione e la gestione di spazi destinati alla cultura e alla vita collettiva.
Questi luoghi non erano semplicemente sale per spettacoli. Nei piccoli centri dell’Italia centrale divennero veri cuori pulsanti della società: spazi di incontro, confronto e partecipazione, dove le comunità potevano riconoscersi e costruire una propria identità culturale.
È proprio il legame tra architettura, memoria storica e vita comunitaria ad aver determinato il riconoscimento del loro “valore universale eccezionale”, il requisito fondamentale richiesto dall’Unesco per l’iscrizione nella lista mondiale.
“Questo riconoscimento ci riempie di orgoglio e di gratitudine – hanno dichiarato il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e l’assessora regionale alla Cultura Gessica Allegni –. Il Teatro Mariani di Sant’Agata Feltria entra oggi a far parte del patrimonio di tutta l’umanità, e con lui entra la storia, la tenacia e la sensibilità di una comunità che ha saputo custodire questo gioiello per secoli”.
“È un risultato – hanno aggiunto – che rafforza e valorizza il patrimonio culturale di tre regioni, Emilia-Romagna, Marche e Umbria, e che ci consegna anche una responsabilità più grande: continuare a prendercene cura”.
Nel percorso di candidatura era stato inizialmente inserito anche il Teatro Goldoni di Bagnacavallo, in provincia di Ravenna, intitolato a Carlo Goldoni e noto anche per il prezioso sipario dipinto a tempera dal pittore bolognese Antonio Muzzi.
A seguito della valutazione tecnica condotta da ICOMOS, organismo consultivo ufficiale dell’Unesco per la conservazione del patrimonio culturale mondiale, il Teatro Goldoni non è rientrato nella composizione finale del sito seriale, così come altri teatri inizialmente presenti nel dossier.
La decisione, spiegano i promotori, è legata esclusivamente ad aspetti tecnico-conservativi relativi ai criteri di autenticità e integrità richiesti dall’Unesco per l’intero insieme dei beni candidati. Non riguarda dunque il valore artistico o culturale del teatro, che resta un luogo di grande importanza per Bagnacavallo e per tutta l’Emilia-Romagna.
L’iniziativa è stata promossa dalla Regione Marche, in collaborazione con Emilia-Romagna e Umbria e con i Comuni coinvolti, grazie al coordinamento dell’Ufficio Unesco del Ministero della Cultura, al contributo delle Soprintendenze territoriali, al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e della Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unesco.
Un riconoscimento che consegna alla storia internazionale non solo alcuni straordinari edifici teatrali, ma anche la memoria di comunità che per secoli hanno custodito nella cultura un luogo di incontro e appartenenza.
