Immobiliare commerciale riparte il retail: 500 milioni di investimenti nel Q1 2025 – L’analisi di Domenico Amicuzi
Secondo i dati diffusi da JLL, Dils e BNP Paribas Real Estate, il mercato italiano segna un inizio d’anno incoraggiante. Cresce il peso del retail nei volumi di investimento. Parla l’Asset Manager Domenico Amicuzi: “Segnali di fiducia, ma serve una visione strategica di lungo periodo.”
Nel primo trimestre del 2025, il mercato immobiliare commerciale italiano ha registrato un volume complessivo di investimenti compreso tra i 2,6 e i 2,7 miliardi di euro. Un dato che conferma una ripresa di fiducia da parte degli investitori, pur in un contesto macroeconomico ancora incerto. A sorprendere, in positivo, è il comparto retail, che ha attirato investimenti per circa 500 milioni di euro, pari al 21% del totale, segnando una netta inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni.
Un risultato che invita alla riflessione e suggerisce che, al di là delle sfide strutturali che hanno caratterizzato il commercio fisico nell’epoca post-Covid, vi sia oggi una rinnovata attenzione per asset selezionati, resilienti e in grado di interpretare i nuovi modelli di consumo.
Un inizio d’anno in crescita per il settore immobiliare commerciale
I dati diffusi da JLL, Dils e BNP Paribas Real Estate tracciano un primo bilancio del 2025 all’insegna della cauta fiducia. Dopo un 2024 segnato da un rallentamento generalizzato dovuto all’inflazione, all’andamento dei tassi di interesse e all’instabilità geopolitica, il capitale torna a guardare con interesse al comparto immobiliare.
A guidare i flussi sono soprattutto logistica, uffici di nuova generazione e retail selezionato, con focus particolare su high-street primarie, supermercati e retail park in aree ad alta accessibilità, registrando una netta crescita nei volumi complessivi rispetto al primo trimestre del 2024.
L’asset class retail una vera riscoperta strategica – Intervista a Domenico Amicuzi
Abbiamo approfondito questi trend con Domenico Amicuzi Responsabile Espansione Immobiliare e Asset Manager, con un consolidato background nello sviluppo e nella gestione strategica di asset immobiliari nel settore commerciale a livello nazionale.
Come interpreta questo ritorno di interesse verso il retail da parte degli investitori?
“Dopo anni in cui il settore retail veniva considerato marginale o addirittura ad alto rischio, oggi assistiamo a un cambiamento di paradigma. I capitali sono più selettivi, ma premiano asset che dimostrano resilienza, centralità urbana, solidità contrattuale e sostenibilità. In sostanza, il retail non è morto: ha solo cambiato pelle.”
Quali sono i segmenti oggi più attrattivi?
“I format vincenti sono quelli che sanno rispondere ai bisogni reali del territorio. I retail park a servizio delle comunità locali, i supermercati di medie dimensioni in aree con forte catchment e le location high-street in città con elevata attrattività turistica o commerciale stanno registrando ottime performance. Il mercato cerca asset gestibili, con tenant solidi e potenziale di valorizzazione.”
I dazi recentemente introdotti dall’amministrazione Trump potrebbero avere effetti anche sul mercato immobiliare retail italiano?
“È una dinamica da osservare con attenzione. I dazi, pur essendo misure di politica commerciale internazionale, possono avere effetti indiretti anche sul real estate. Se si innescano tensioni sulle filiere globali, in particolare nel settore dell’elettronica, dell’abbigliamento o dell’arredo, comparti fortemente rappresentati nel retail, potremmo assistere a una contrazione dei margini operativi per alcuni retailer. Questo potrebbe riflettersi, nel medio termine, sulla loro capacità di espandersi o di rinegoziare condizioni contrattuali. Tuttavia, al momento, l’impatto diretto sul mercato italiano appare contenuto, anche perché gli investitori stanno privilegiando asset con tenant resilienti e modelli di business fortemente radicati nel contesto locale.”
Quali ostacoli rimangono lungo il percorso?
“Le criticità non mancano. I tempi autorizzativi per nuovi sviluppi o per interventi di rigenerazione sono spesso troppo lunghi e incerti. Inoltre, la frammentazione normativa e l’assenza di una visione strategica coordinata tra pubblico e privato possono frenare gli investimenti. È necessario un cambio di passo immediato per consentire di accompagnare questa nuova stagione del retail.”
Oltre il primo trimestre, verso un 2025 di consolidamento?
Le prospettive per il resto dell’anno dipenderanno dall’evoluzione dei tassi di interesse, dalla stabilità economica e dalla capacità del settore immobiliare di rispondere alle nuove sfide ambientali e sociali. Gli analisti prevedono un consolidamento del trend positivo, soprattutto se la BCE confermerà un graduale allentamento della politica monetaria.
A crescere sarà anche il peso dei criteri ESG nelle decisioni di investimento. I fondi immobiliari, soprattutto quelli internazionali, stanno rafforzando il loro impegno nella selezione di asset sostenibili, efficienti dal punto di vista energetico e capaci di generare impatto positivo sui territori.
Nel frattempo, crescono le opportunità nelle aree secondarie, dove i valori sono ancora competitivi e le potenzialità di rigenerazione urbana sono elevate. In questo contesto, il retail può diventare uno strumento di rilancio, a patto che si sappia coniugare progettualità economica e utilità sociale.
Il primo trimestre del 2025 conferma che il retail non è più il “malato cronico” del mercato immobiliare. Al contrario, se ben interpretato e gestito con competenza, può rappresentare un elemento chiave per una rigenerazione economica e urbana inclusiva. Come ricorda Domenico Amicuzi, “la sfida non è solo attrarre capitali, ma costruire visioni condivise e sostenibili. È lì che si gioca il futuro del real estate”.
