Cultura e Società

Al dé dla zirudéla: salut al 2024 e benvgnû al 2025!

Bologna – Eh sôr bèli e amètt Bologna, eccoci qua, in tòtt la sòlita baracca d’émòziòn a tiràr i cont co’ l’an ch’è andà via e a sparàr una zirudéla per dér il benvgnû al 2025! “Mo, alòra èt finî?”, diràt qualcuno. E sì, méi ch’accórs, che un’an a Bologna passa cóme un caffè al bancone: di fretta ma con gusto!

Zirudéla, étt partì con le sagre e i tortellini

Il 2024 l’avàn vissû tra tortellini fumanti, tigelle col prosciutto e calici di vino “biânc come la spuma dal Lâmbrusc”. “Alòra, ciàpa un bicèr e sta bon!”, è stat al mantra di quest’an che, tra la Fiera di San Lazzaro e il mercatino di Natale a San Luca, c’ha tenû compagnia. “Sòta i portòn, che èt vói più?”

Però, è mica stèt solo zirudéla e cantéri. Dai, a ricordân la stèta caldètta, con la piazza Maggiore che sembrava più un solarium. “Ma èst fórta? Al dètta che è un’emergènza climatica!”. Sì, al 2024 c’ha móstràt al prosòn e al controsòn, ma nón siam mica qui per frignâr.

Il saluto al vecchio: un brindisi e ‘taèt via!’

E allora, “via con un brindisi ch’è più bòn dal dialètt”. Staséra, sotto le due torri, sarà una “grânda baracca”: al rintocco della mezzanotte, ciàcari e balanzoni voleranno per aria, con un “Evviva!” che rimbomberà fino al Santuario. È dóvra d’égni bolognès verace ricordare l’an passato con un sorriso e un “mó sóta, che al dòp èt melèr più bèin!”

Cosa ci aspetta nel 2025?

“Chi lo sâ, al Destin?”, direbbe un vecchio sagàccio della Bolognina. Sperân in un anno pieno di soddisfazioni, meno cantieri, più posti in cui mangiare bene senza spendere un capitale (“Mo, méi èst mat a spender ottanta èuri par una cotoletta?!”) e magari un Bologna FC che faccia sognare al Dall’Ara.

Quel ch’èt sicû, però, è che sotto i portici la vita continuerà a scorrere con quell’allegra malinconia che solo qui si respira. “Dòvra vivere a bòn, parchè la vita la è una zirudéla: corta, ma dolce”.

Allòra, alét, “sguèrs!” Salutiamo il 2024 con affetto e apriamo le braccia al 2025 con la grinta di sempre. Perchè qui, sotto le Due Torri, ogni anno nuovo è una promessa di storia, tradizione e soprattutto … “un òttim bicèr!”

Redazione

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