Bologna, il Medagliere si rivela: la mostra che racconta storie sorprendenti oltre le monete
Non soltanto monete, ma oggetti capaci di raccontare secoli di storia, di costume, di arte e persino di gioco. È questo il filo conduttore di “Il Medagliere si rivela. Non solo monete… curiosità dal Medagliere”, il nuovo appuntamento della rassegna espositiva promossa dal Museo Civico Archeologico di Bologna, un percorso che invita cittadini e visitatori a scoprire uno dei patrimoni numismatici più importanti d’Italia attraverso una selezione di reperti insoliti e spesso poco conosciuti.
L’esposizione rappresenta il nono capitolo di un progetto avviato nell’ottobre del 2023 con un obiettivo preciso: aprire al grande pubblico le straordinarie collezioni conservate nel Medagliere del museo, una raccolta che custodisce circa centomila beni numismatici, dalle prime monete della storia, risalenti alla fine del VII secolo avanti Cristo, fino all’euro, comprendendo anche un patrimonio di circa sedicimila medaglie realizzate tra il Quattrocento e l’età contemporanea.
La nuova esposizione, curata da Paola Giovetti e Laura Marchesini, è visitabile gratuitamente nell’atrio del Museo Civico Archeologico fino al 7 settembre e propone ventisette oggetti accomunati da un elemento fondamentale: gravitano attorno al mondo della moneta e della medaglia, ma svolgono funzioni completamente diverse. È proprio questa prospettiva inedita a rendere la mostra particolarmente affascinante, offrendo ai visitatori l’opportunità di comprendere come il denaro, nel corso dei secoli, abbia influenzato aspetti molto diversi della vita quotidiana, dalla moda ai giochi, dal commercio all’arte.
Tra i reperti più spettacolari figurano sei raffinatissime fiches da gioco in madreperla, realizzate tra il XVIII e il XIX secolo da artigiani cinesi specializzati. Non erano semplici gettoni, ma autentici oggetti di lusso destinati ai salotti dell’aristocrazia europea. Commissionate da famiglie nobili britanniche, europee e americane, venivano personalizzate con stemmi araldici o iniziali del proprietario. Durante le eleganti serate dedicate ai giochi di carte, sostituivano il denaro contante, trasformando ogni partita in un’esibizione di prestigio e ricchezza. La madreperla, illuminata dalla luce delle candele, regalava riflessi iridescenti che rendevano ancora più scenografici quei momenti mondani.
Un’altra sezione particolarmente curiosa è dedicata alle cosiddette “medaglie di legno”. A prima vista sembrano vere medaglie commemorative, ma in realtà erano pedine utilizzate nel tric-trac, l’antico antenato del moderno backgammon. Prodotte tra il XVI e il XVII secolo nella celebre manifattura di Norimberga, queste pedine raffiguravano papi, principi, generali, sovrani e figure storiche dell’antichità. Giocare significava anche riprodurre simbolicamente gli equilibri politici e religiosi dell’Europa dell’epoca, trasformando il tavolo da gioco in una rappresentazione della società e della diplomazia del tempo.
Non meno sorprendenti risultano alcuni gioielli realizzati probabilmente nel Novecento assemblando perfette imitazioni di antiche monete greche e romane. Una collana e un paio di orecchini, realizzati in piombo rivestito d’argento, fanno parte della preziosa donazione del collezionista bolognese Giorgio Tabarroni, figura di riferimento negli studi numismatici italiani e profondo conoscitore del fenomeno delle falsificazioni. Le analisi hanno infatti dimostrato che le monete impiegate non sono autentiche, ma riproduzioni moderne di altissima qualità, alcune riconducibili persino a celebri falsari della storia della numismatica europea.
Dalla stessa raccolta provengono anche quattro raffinati cammei in pietra lavica, realizzati da manifatture napoletane tra il XVIII e il XIX secolo. Erano tra i souvenir più ambiti dai giovani aristocratici che intraprendevano il celebre Grand Tour, il viaggio di formazione attraverso l’Europa che aveva proprio Napoli e i luoghi vesuviani come una delle tappe fondamentali. Piccole opere d’arte scolpite nella pietra vulcanica, rappresentavano un simbolo di prestigio culturale da mostrare una volta rientrati nei propri Paesi.
La mostra conduce poi il visitatore in un viaggio ancora più lontano, fino all’Egitto del Califfato fatimita tra il X e il XII secolo. Qui sono esposti quattro affascinanti gettoni in vetro colorato che potrebbero essere facilmente scambiati per monete. In realtà svolgevano una funzione completamente diversa: erano pesi monetali utilizzati per verificare il corretto peso delle monete d’oro e d’argento in circolazione. Nel mondo islamico medievale il valore della moneta dipendeva infatti dal contenuto effettivo di metallo prezioso, rendendo indispensabili strumenti di controllo estremamente precisi. Il vetro, resistente alle alterazioni e impossibile da modificare senza lasciare tracce, rappresentava il materiale ideale per garantire l’affidabilità delle misurazioni.
Accanto agli oggetti destinati all’uso quotidiano trovano spazio anche strumenti legati alla produzione delle medaglie. Il percorso espositivo presenta infatti un conio, un punzone e la celebre medaglia dedicata a Francesco de Marchi, realizzati da Filippo Balugani tra il 1766 e il 1767. L’opera fu determinante per consentire all’artista di ottenere la prestigiosa nomina a maestro di coni della Zecca di Bologna grazie alla straordinaria qualità del ritratto inciso. È un’occasione rara per comprendere il lungo e complesso processo che precedeva la coniazione di una medaglia in epoca moderna, quando ogni dettaglio veniva inciso a mano con una precisione oggi quasi impensabile.
Completano il percorso due piastre di prova utilizzate dagli incisori della Zecca bolognese. Su queste superfici metalliche venivano impressi i punzoni per verificare profondità del rilievo, qualità dell’incisione e usura degli strumenti prima della realizzazione definitiva del conio. Una sorta di banco di prova dell’epoca, fondamentale per garantire la perfezione del risultato finale. Una delle piastre presenta persino un occhiello che lascia immaginare come fosse appesa accanto agli altri strumenti utilizzati quotidianamente dagli artigiani della Zecca.
La forza della mostra risiede proprio nella capacità di ribaltare l’idea tradizionale della numismatica. Chi immagina una semplice esposizione di monete antiche scoprirà invece un universo molto più ampio, fatto di giochi aristocratici, gioielli, souvenir di viaggio, strumenti di laboratorio, pesi commerciali e oggetti che raccontano l’evoluzione della società attraverso dettagli apparentemente marginali ma straordinariamente significativi.
Ogni reperto esposto testimonia come la moneta non sia mai stata soltanto uno strumento economico. Nel corso della storia è diventata simbolo di potere, elemento decorativo, oggetto di prestigio, amuleto, ricordo di viaggio, mezzo di propaganda e persino componente di raffinati giochi da tavolo. Attraverso questi oggetti emerge una storia parallela fatta di artigiani, commercianti, collezionisti, nobili, viaggiatori e artisti che hanno contribuito a costruire il patrimonio culturale europeo.
Per Bologna questa iniziativa rappresenta anche un’importante occasione di valorizzazione del proprio patrimonio museale. Il Medagliere del Museo Civico Archeologico costituisce infatti una delle collezioni più ricche e complete del Paese e, grazie alla formula degli approfondimenti tematici, continua a svelare tesori normalmente custoditi nei depositi, offrendo al pubblico esperienze sempre nuove.
L’esposizione è visitabile gratuitamente fino al 7 settembre negli spazi del Museo Civico Archeologico di via dell’Archiginnasio, nel cuore della città, seguendo gli orari estivi di apertura del museo. Un’occasione ideale non soltanto per gli appassionati di storia e archeologia, ma anche per chi desidera scoprire come oggetti all’apparenza minuscoli possano raccontare grandi vicende di civiltà, arte, economia e costume.
