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Bologna Città 30: il Tar annulla il provvedimento simbolo della giunta Lepore

 

Il Tribunale amministrativo dell’Emilia-Romagna ha annullato il Piano particolareggiato del traffico urbano “Bologna Città 30” e le ordinanze istitutive delle zone con limite di velocità a 30 km/h, il provvedimento simbolo della giunta guidata dal sindaco Matteo Lepore. La decisione arriva dopo mesi di contenzioso, a seguito del ricorso presentato da alcuni tassisti bolognesi, sostenuti da Fratelli d’Italia, rappresentata dall’europarlamentare Stefano Cavedagna.

Il Tar: motivazioni generiche e applicazione non conforme al Codice della strada

Secondo la sentenza, le ordinanze comunali sono state giudicate “corredate da motivazioni generiche”, che non specificavano quali presupposti di legge fossero stati ravvisati per ogni area. I giudici sottolineano inoltre che il provvedimento, esteso a circa il 70% del territorio della città metropolitana, avrebbe imposto un limite più restrittivo di quanto consentito dal Codice della strada, senza considerare le peculiarità locali e gli interessi dei cittadini, compresi quelli ambientali e di mobilità.

Lo “Schema quadro legale Bologna Città 30” è stato definito “confessorio”, poiché mirava a introdurre un limite di 30 km/h generalizzato per tutte le strade urbane, contravvenendo così al Codice della strada e ribaltando la regola generale che prevede 50 km/h nelle aree urbane ordinarie. Non sono stati considerati sufficienti nemmeno i dati sui benefici del progetto in termini di riduzione degli incidenti e delle vittime nel 2024 e 2025.

Le reazioni politiche

Il centrodestra esulta. Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, ha dichiarato: «Il Tar ha annullato le ordinanze, rimarcando l’illegittimità dell’azione del Comune, che ha operato fuori dalle proprie competenze per scopi propagandistici. La sicurezza stradale non può essere perseguita con operazioni demagogiche a spese dei cittadini».

Soddisfatto anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini: «La sicurezza va promossa con buonsenso, non con provvedimenti ideologici che penalizzano i cittadini e tradiscono lo spirito delle Zone 30, pensate per proteggere aree sensibili».

Dal fronte del Comune, il sindaco Lepore mantiene la linea: «La sentenza solleva questioni burocratiche, ma conferma la funzione pianificatoria del Comune sui limiti di velocità. Bologna Città 30 andrà avanti, perché il nostro obiettivo è salvare vite, ridurre e prevenire incidenti». Il primo cittadino ha annunciato una conferenza stampa il 21 gennaio per illustrare le prossime iniziative, ringraziando associazioni di familiari delle vittime, attivisti, parlamentari e forze politiche a sostegno della misura.

Proteste in città

Il provvedimento aveva già suscitato contestazioni, culminate in cortei di auto e moto a passo d’uomo contro le nuove limitazioni. Secondo i ricorrenti e confermato dal Tar, l’impostazione troppo generica delle ordinanze non rispettava le procedure previste dalla normativa vigente per l’adozione di limiti di velocità più restrittivi.

Il futuro di Bologna Città 30

Il Tar ha lasciato al Comune la possibilità di riformulare il Piano e le ordinanze, rispettando le norme di legge e dimostrando la necessità e proporzionalità dei limiti di velocità. In sostanza, Bologna Città 30 dovrà essere rifatta, con un approccio più mirato e conforme al Codice della strada.

Redazione

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